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L'EVENTO DEGLI EVENTI


Mia figlia, ieri, scherzando naturalmente, mi ha detto che quando si inizia a scrivere cose del passato significa che stai invecchiando!

Allora oggi, spero sia gradito, un racconto, un “frammento di memoria”, un po’ più recente.

Dagli anni ’70 saltiamo all’inizio degli anni ’90.

Scenario diverso. Tipo di vita diverso.  Da Isernia a Frosolone. Dalla collina alla montagna.

Da frasi del tipo “Dì c’ n’ libbr!” (Dio ce ne liberi!) al frosolonese “Darass!” che, con una sola parola, sintetizza l’esclamazione “che Dio ce ne liberi!”.

Tutta un’altra lingua, tutta un’altra storia.

A Isernia per definire uno che farnetica, uno che non ragiona, si dice semplicemente “è scem!”, a Frosolone invece “Quill n’n accocchia!”

Così come per dire “stava mezza nuda” a Frosolone si dice: “steva tutta scazzarata”.

Non c’è che dire un dialetto veramente singolare!

In quel periodo, inizio anni ’90, è successo l’evento degli eventi, qualcosa di incredibile, quello che ti cambia la vita per sempre.

Quando accade, in una frazione di secondo, realizzi il perché della tua esistenza.
All’improvviso rinsavisci. Tutto diventa più chiaro ed è lì che inizia sul serio la tua nuova vita.

Tutto il resto scompare. Tutte le cose materiali a cui fino ad allora avevi dato un valore, un significato, ora, improvvisamente ne assumono un altro. Vengono spostare in basso sulla scala di valori che avevi prima nella tua testa.

È incredibile come in pochi secondi la tua vita possa subire una modificazione così profonda.

All’improvviso sei un altro.

Sei un papà!

È quasi impossibile trovare le parole giuste, le parole adatte, per descrivere l’emozione di quell’attimo in cui ti mettono davanti tua figlia.
Rimani fermo, sospeso nel tempo. Un tempo che si è fermato.

E così, a febbraio del ’90, iniziò l’avventura delle avventure.

Un’avventura chiaramente vissuta da “vice”. Eh sì perché devi capire, fin da subito, che la regista, il comandante, il capo assoluto è lei: la mamma!

Ma va bene così. Noi papà ci accontentiamo.
Solitamente siamo lì come osservatori, in attesa che ci chiamino per un consiglio, un parere, una opinione e se non lo fanno, pazienza, ci accontentiamo lo stesso, da spettatori, che la felicità regni nei cuori di chi si ama.

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