Passa ai contenuti principali

OCCHIO, MALOCCHIO, PREZZEMOLO E FINOCCHIO!

 

Da diverse letture e ricerche si può dedurre che il frosolonese sia un popolo molto religioso però, stranamente, anche molto superstizioso. Molto spesso, in alcuni atteggiamenti, è difficile distinguere dove finisca la vera fede ed inizi la superstizione. È un continuo intrecciarsi tra fede e superstizione.

È noto che la vita dell’uomo, in particolare la vita agricola, dalla nascita fino alla morte, sia stata sempre caratterizzata da riti propiziatori, quasi magici, accompagnata dal potere di invocare le forze del bene e allontanare quelle malefiche.

Fino al secolo scorso se un bambino mangiava poco, cresceva male ed era sempre malaticcio, si pensava subito che fosse colpito dal malocchio o, peggio ancora, si pensava fosse preso, durante il sonno, dalle streghe.

E allora si ricorreva dal “magaro”  che avviava una serie di riti magici per debellare il malocchio oppure dal parroco del paese il quale confezionava un piccolo sacchetto di forma quadrata contenente una piccola immagine della Madonna del Carmine (detto “lu vevr”), alcuni acini di sale, in numero dispari, e un pezzetto di carta con su scritta un’indecifrabile formula magica.

Il sacchetto veniva cucito sulla maglietta intima del bambino e, a questo punto, nessuna strega poteva più toccarlo.

Un altro rimedio, sicuramente più utile, pare fosse quello di ungere il bambino con un unguento ricavato dall’ erba belladonna. (La belladonna è una pianta della famiglia delle Solanaceae. È una delle erbe più usate in farmacologia e ha un’azione antispasmodica e broncodilatatrice).

Comunque il capitolo delle streghe è vasto e vario. All’epoca bastava essere vecchia e brutta e, immancabilmente, si era tacciati di stregoneria.  

Si racconta che le streghe non potevano morire fino a quando non avessero lasciato “lu cuocc” a qualcun altro. In pratica avrebbero dovuto lasciare la propria eredità di strega a qualche povero malcapitato. La credenza vuole che la strega agonizzava per giorni e giorni fino a quando non riusciva a dare la mano a qualche disgraziata che a sua volta diventava strega (o stregone se maschio).

I rimedi per tenerle lontane, specialmente di notte e dai bambini, erano diversi. Uno di questi era quello di lasciare, dietro l’uscio una scopa di miglio.  Prima di entrare la strega era costretta a contare tutti mi fili della scopa. In questo modo, passava tutta la notte e, come si sa, all’alba le streghe sono costrette a dileguarsi.

Anche una grossa manciata di sale otteneva lo stesso effetto. Pare che le streghe fossero proprio allergiche al sale e per riconoscerle, durante il giorno, bastava offrire loro qualche chilo di farina nella quale era stato mescolato un grosso pugno di sale. La strega se ne sarebbe accorta subito e avrebbe rifiutato la farina.

Se una persona veniva sospettata di stregoneria e si voleva smascherarla era sufficiente infilare sotto la sedia sulla quale era seduta un treppiede rovesciato. In questo modo la strega non avrebbe più potuto alzarsi fino a quando non veniva tolto il treppiede.

Anche gli animali erano infastiditi dalle streghe, spesso si accanivano soprattutto con i cavalli e i muli divertendosi ad intrecciare fittamente la loro criniera e la coda.

Sono ancora in molti a giurare di aver trovato, la mattina, nella stalla, il cavallo madido di sudore con la criniera e la coda intrecciate in fittissime e regolarissime treccioline.

Il malocchio, poi, è una cosa bruttissima che potrebbe colpire tutti, uomini e animali.

A farlo può essere chiunque.  Se, per esempio, uno guarda con ammirazione una persona, un animale una pianta e non dice “Dio lo benedica” sicuramente gli butta addosso il malocchio e allora, per evitare spiacevolissime conseguenze bisogna “rincantare” il malocchio.

 

Si deve recitare a mente, una formula magica, che si può imparare da una persona che la conosce, ma solo durante la notte di Natale e segnare le persone o l'animale con varie croci e versare in alcuni piatti pieni d’acqua alcune gocce d’olio. Se l’olio si dilegua il malocchio è tolto.

Tra i vari tipi di malocchio, il peggiore è quello "ferrato" e capita quando la persona che butta il malocchio ha qualche oggetto di ferro in mano, per esempio una chiave o un attrezzo di ferro, in questo caso toglierlo è molto più difficile e bisogna mettere nel piatto dell’acqua anche un pezzo di ferro.

Esistono comunque diversi antidoti per non essere colpiti dal malocchio: il corno di corallo, una piccola manina d’oro con le dita chiuse a forma di corna, indossare delle calze spaiate oppure indossarne una al dritto e una al rovescio. Quest’ultima soluzione era la preferita dalle spose nel giorno del loro matrimonio.

Oltre al malocchio si possono “rincantare” anche vari mali fisici: il mal di pancia, “la verminaria”, la sciatica, i porri e, le verruche.

Per ognuno di questi mali si recita una apposita formula e si seguono vari riti.

Per la “verminara” che colpiva soprattutto i bambini, bisognava versare tre gocce d’olio in un piatto pieno d’acqua e recitare per tre volte la formula: “Sant Dminch dalle aiuto/ da quel sangue che tu tramuti/ lo tramuti con una lanza/ Sant Dminch fatt qui avanti/ tutt le vierm nterra viann”.

Invece per allontanare l’invidia era necessario un pentolino di rame pieno d’acqua nel quale si doveva versare una sola goccia d’olio. La persona colpita da invidia doveva essere segnata con 9 croci e il “rincantatore” doveva poi recitare una sola volta questo scongiuro: “ammidia maledetta/ che abbai come un cane/ vattene da domani/ squagliati come il sale”.

Essere colpiti dall’invidia era considerato veramente nefasto tanto che un antico proverbio recita: “la astema non ti coglie e l’ammidia scì” (la maledizione non ti colpisce e l’invidia sì).

Oltre al malocchio si poteva essere colpiti da “fatture” che spesso si rivelavano mortali.

A farle erano soprattutto donne tradite, fidanzate abbandonate, amanti gelosi. In questo caso si doveva ricorrere tempestivamente ad un “magaro”.

Curiosità:

Fino a qualche decennio fa erano in molti a recarsi a Pietracupa (un comune vicino Frosolone) per farsi “incantare le fatture” da un bravo “magaro” del posto.

Si racconta che spesso si arrivava troppo tardi, quando ormai la morte era inevitabile, allora il “magaro” si limitava a far conoscere al parente del malcapitato l’identità degli autori della fattura. Versava dell’acqua in un cantino e, dopo aver recitato una formula, appariva nell’acqua, ben visibile, il viso della persona autrice della fattura.

La fattura, oltre che per punire una persona, si poteva fare anche per acquistarne i favori. E allora si facevano fatture per accalappiarsi l’amore di una donna o di un giovane reticente. E così si spiegavano i matrimoni tra belle ragazze e uomini brutti e vecchi e viceversa.

 

Alcune fatture che prendevano il nome di “legature” venivano fatte per colpire la sessualità dei giovani. Si racconta di numerosissime coppie che, nonostante fossero regolarmente sposate, non riuscivano, a volte anche per mesi, ad avere rapporti sessuali, perché era stato loro “legato il sangue”. Anche in questo caso l’intervento di un “magaro” poteva sanare la situazione.

Altre superstizioni e credenze legate alle ricorrenze religiose: il 25 di gennaio, giorno in cui la chiesa ricorda la conversione di San Paolo, i contadini si recano nelle vigne per segnarle con la “croce, un rito propiziatorio per scongiurare le gelate molto dannose per i vigneti.

Sempre la stessa credenza vuole che il giorno delle “comparse di San Paolo” i serpenti, che in questo periodo sono in letargo si svegliano e cambiano posizione, in altre parole “si rigirano i serpenti”.

Anche sulla notte di Natale aleggiano antiche credenze e varie superstizioni.

Innanzitutto un’antica leggenda vuole che chi nasce in questa notte diventerà lupo mannaro.

Solo in questa notte, poi, si possono imparare le varie formule e gli scongiuri per “rincantare il malocchio”.

Infine un’antichissima quanto fantasiosa credenza vuole che tutte le streghe del paese si rechino alla messa di mezzanotte, ma per riconoscerle e bloccarle in chiesa è sufficiente mettersi in piedi in fondo alla chiesa, dove è posto l’organo, e vestirsi nel seguente modo:

indossare un gilet di pelle di pecora (meglio se di capra, quelli che anticamente venivano indossati dai pastori), infilare alle dita della mano sinistra le canne salvadito che i contadini usavano durante la mietitura per proteggersi appunto le dita e impugnare, con la mano destra, la falce.

In questo modo, le streghe presenti in chiesa, per uscire dal luogo sacro dovranno, per forza, chiedere il permesso al tizio così vestito.

Tutte queste credenze e superstizioni, fortunatamente, oggigiorno stanno pian piano scomparendo, ma c’è sempre qualcuno che le alimenta come quelli che sostengono che il Coronavirus sia una meritata punizione divina per l’umanità.

Un cristiano che attribuisce ad una punizione divina la diffusione del coronavirus fa molto male alla fede perché la declassa a una pratica superstiziosa con un Dio più simile alle capricciose divinità pagane che al Dio dei cristiani.

Commenti

Post popolari in questo blog

IL PALAZZO BARONALE DI FROSOLONE: PALAZZO ZAMPINI

D isinteressatamente oggi pubblico un post che riguarda il Palazzo Baronale di Frosolone ubicato all’inizio del centro storico del paese: Palazzo Zampini. Il palazzo è ubicato, più precisamente, nel posto dove durante la dominazione longobarda fu edificato l’antico castello del 1300. Il castello di Frosolone nel 1305 divenne sede di un Tribunale dell'Inquisizione. Nelle sue stanze, infatti, Fra’ Tommaso di Aversa, fanatico inquisitore appartenente all'ordine dei Domenicani, noto anche per aver negato l’autenticità delle stimmate di San Francesco, giudicò colpevoli di eresia un gruppo di 42 monaci minoriti facendoli arrestare unitamente ad una ventina di paesani accusati di averli sfamati e protetti. La vita del castello medievale, inteso come struttura insediativa, che diede ospitalità ai diversi feudatari, si interruppe prima del 1500, per dare posto all’attuale palazzo baronale. L’ingresso principale parte da un portale con arco a tutto sesto in pietra a cui si arriva

L’ANTICO COSTUME DELLE DONNE FROSOLONESI

Il costume tradizionale-storico delle donne frosolonesi è uno dei più belli, originali e colorati tra i costumi delle donne molisane. Gli elementi che lo compongono sono: -           il copricapo (o mappa) di lana nera con all’interno un tessuto bianco; -           lo spillone filigranato in oro che serviva a fissare la mappa sulla testa; -           la camicia con pizzi e merletti e maniche larghe con le soprammaniche di lana con ampio risvolto sui polsi finemente rifinito con nastri dorati e argentati e all’altezza delle spalle vi erano dei laccetti che andavano legati al corpetto; -           il corpetto di tessuto damascato e velluto, ricco di decorazioni, molto stretto in vita, aveva agli angoli superiori due applicazioni di nastro dorato o giallo a forma di fiore con un bottone dorato al centro, il cosiddetto “rosone”; -           la gonna di lana color bordeaux a pieghe, molto larga e lunga fino ai piedi; -           il grembiule di lana, tessuta a mano, ornato tut